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[Bananas] Danno giudiziario 2005

[Bananas] Danno giudiziario 2005  
Ponzetti
From:Ponzetti
Subject:[Bananas] Danno giudiziario 2005
Date:Mon, 24 Jan 2005 10:42:15 +0100
Danno giudiziario 2005

I danni catastrofici provocati dal regime alla Giustizia sono piuttosto
noti. Basti pensare che uno come l'ingegner Roberto Castelli è ministro
delle medesima da tre anni e mezzo: il Guardasigilli più longevo della
storia repubblicana. È un miracolo, a questo punto, che i tribunali siano
ancora in piedi. Ma siccome le disgrazie non vengono mai sole e al danno
segue solitamente la beffa, ecco arrivare nei vari tribunali d'Italia un
plotone aviotrasportato di sottosegretari alla Giustizia, con l'incarico
di inaugurare l'anno, anzi il danno giudiziario 2005, là dove non può
arrivare il cosiddetto ministro. Sono in tutto quattro, in rigoroso ordine
alfabetico: Jole Santelli di Forza Italia, Giuseppe Valentino di An,
Michele Vietti dell'Udc e Luigi Vitali di Forza Italia. Tutti
rigorosamente avvocati.
Jole Santelli è una giovane, simpatica e procace ex stagista dello studio
Previti, poi ghost writer del ragionier Pera, passata dal Psi a Forza
Italia, infaticabile organizzatrice di convegni nella terra natìa, la
Calabria, con vari magistrati e con la presenza fissa un altro fiore
sbocciato dalle sue parti: Anna La Rosa. È solita attaccare i giudici che
vanno ai convegni degli altri: sono «politicizzati». Quelli che vanno da
lei, invece, no. Ieri, in una memorabile intervista al Giornale del
padrone, s'è prodotta in alcune straordinarie ricette per curare il
«cancro» della giustizia. «In tutto - ha detto - l'Occidente il pm è
responsabile verso il governo o verso il popolo». Forse la signorina Jole
ignora che, dove il pm è sottoposto all'esecutivo, le indagini sono
dirette da un giudice istruttore indipendente. Altro toccasana: «Csm
composto tutto da magistrati, ma eletti dal parlamento, in modo che sia
palese con chi sono schierati». Ecco quel che ci vuole: magistrati di
partito, magari con annessa campagna elettorale, sempre per ridurre la
politicizzazione della magistratura. E ancora: «Restituiamo l'indagine
alla polizia, escludendone i pm». Ma certo, come no: peccato che la
Costituzione preveda esattamente il contrario. E le condanne di Previti e
Dell'Utri? Frutto della «pignoleria» dei giudici. E Ciampi? «Talvolta non
riesce a spogliarsi dalle simpatie, ma dopo Oscar Luigi va bene anche
lui». Ma sì, 'sto Ciampi manifesta pericolose simpatie per la
Costituzione, ma non si butta via niente. Molto meglio Castelli, che -
assicura la calabrisella - «vivaddio guarda la giustizia con gli occhi del
cittadino». Un cittadino che - ricorda sempre Berlusconi - «è come un
bambino di 12 anni, nemmeno tanto sveglio». Quanto a Previti corruttore,
Jole non ci crede: «La mano sul fuoco, nemmeno per mamma e papà. Ma, per
ciò che ho visto, non ci credo». Ecco: Cesare non si faceva vedere da lei.
Anche Giuseppe Valentino è calabrese. Tant'è che è indagato dalla Dda di
Catanzaro per presunte liaisons con le cosche. Da due intercettazioni
ambientali, risulta che tre anni fa - il 20 aprile e il 20 settembre 2002
- discusse della riforma dell'ordinamento giudiziario (poi trombata da
Ciampi), in un ristorante di Reggio Calabria, con un signore condannato
per mafia, Paolo Romeo: un vecchio amico e cliente, nonchè avvocato, già
vicino a Ordine nuovo, poi deputato, e soprattutto uomo del clan De
Stefano ('ndrangheta). I poliziotti che intercettano annotano che Romeo
«parla di uno sciopero dell'Anm. Valentino dice che è una vergogna, perché
la riforma dell' ordinamento giudiziario non stravolge la categoria».
Romeo suggerisce di punire i magistrati vietando, oltre alla carriera
automatica, «anche la progressione automatica dello stipendio»: «Se non
avanzano nelle funzioni - osserva il mafioso - se ne fregano. Mentre con
lo stipendio pieno sono le mogli che sono contente». Il sottosegretario,
d'accordo con la Santelli, sentenzia: «L'Italia è l'unico paese dove la
magistratura è indipendente e inamovibile». Anzi, aggiunge, si è fatta
«AntiStato». Il che, detto a un condannato per mafia, non è male: «Il 20
settembre 2002 - annotano ancora gl'inquirenti - Valentino, rivolgendosi a
Romeo, racconta che la cosa che interessa tutti è l'ordinamento
giudiziario. Aggiunge che ci sono due tipi di AntiStato. Uno criminale,
che tutti conoscono, e un altro elitario, altrettanto criminale, dove un
gruppo trascina le parti, ma che è AntiStato perché si trova in conflitto
con tutto e con tutti». È, appunto, la magistratura. Purtroppo, quando
finalmente la riforma sarà legge, il sottosegretario non potrà
festeggiarla con l'amico Romeo, che nel frattempo è finito in carcere a
scontare la sua condanna definitiva per mafia.
Domani, vita e opere degli altri due sottosegretari alla Giustizia. Il
meglio deve ancora venire.

M.Travaglio

Ciao P.

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"Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni."
Fabrizio De Andrè

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