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[Bananas] Taci, il nemico ti ascolta

[Bananas] Taci, il nemico ti ascolta  
Ponzetti
From:Ponzetti
Subject:[Bananas] Taci, il nemico ti ascolta
Date:Mon, 24 Jan 2005 10:39:39 +0100
Taci, il nemico ti ascolta

Ogni giorno che Dio manda in terra, il Vicedio che ne fa le veci a Palazzo
Chigi sguinzaglia una lepre. La lepre comincia a correre a reti ed edicole
unificate, e tutti - servitù al seguito, presunti oppositori, commentatori
un tanto al chilo - abbandonano quel che stavano facendo per lanciarsi
all'inseguimento della lepre. Dichiarano, esternano, deplorano,
stigmatizzano esclusivamente sul tema «lepre». E' un riflesso cieco,
automatico che si protrae finchè il Vicedio, per distrarre l'attenzione da
un problema che lo infastidisce, libera un'altra lepre. L'altro giorno
c'era il tirannicidio del cavalletto, poi il perdono al tirannicida
pentito, ora il magistrato che scherza via sms sul cavalletto, domani
chissà. Intanto il regime manomette la Costituzione, occupa militarmente
la Rai e le Authority, decreta chi non deve fare il procuratore antimafia,
appresta porcherie legislative per salvare Previti e Dell'Utri, ci
sputtana in tutta Europa, tracolla contro la camorra, litiga sulla
spartizione degli aiuti all'Asia, scaccia i giornalisti sgraditi dalle
conferenze stampa, rissa sulla fecondazione appellandosi a quella Consulta
che l'altroieri era «comunista». Ma questi dettagli non rientrano nel menu
alla lepre. Non se ne deve parlare.
La Casa Circondariale delle Libertà, dopo aver tentato di mandare
all'ergastolo chi rifila un bernoccolo al premier, raccoglie la soffiata
di una spia all'amatriciana e denuncia, per bocca di Sergio Cola (An), un
sms del giudice Carlo Fucci. Cola invoca l'«inderogabile intervento del
capo dello Stato», ma anche del cosiddetto ministro Castelli, per
un'«immediata indagine disciplinare» su questo «fatto di gravità
inaudita». Ciampi è occupato a Napoli, dove ha appena definito la camorra
«cancro da estirpare» (la stessa definizione che Berlusconi riserva alla
magistratura). Ma Castelli, non avendo di meglio da fare, annuncia che
«valuta iniziative». Intanto rende noto con un comunicato ufficiale che il
capo-ispettori ha già sentito Fucci, il quale ha confessato l'orrendo
delitto. Con tanti saluti al segreto istruttorio. Ormai la lepre è
lanciata, tutti parlano del presunto delitto del magistrato e commentano
se sia il caso di radiarlo subito o magari, se si pente, di perdonarlo.
Nessuno si sofferma a riflettere se sia davvero delittuoso, o grave, o
disdicevole che un magistrato, a Capodanno, racconti una barzelletta sul
premier. Se si potesse riflettere, si dovrebbe concludere che ciascuno a
casa sua fa ciò che vuole e non c'è nulla di male a scherzare su un
politico. E che i paesi dove questo è vietato non si chiamano democrazie,
ma regimi. Queste cose accadevano ai tempi dell'Ovra, quando cittadini
insospettabili si appartavano dietro gli angoli bui con agenti dal bavero
rialzato per denunciare il vicino di casa che vestiva in modo strano,
vedeva gente strana, faceva discorsi strani. Ecco, l'altro giorno,
ricevuto l'sms di Fucci, un magistrato ha avvertito il bisogno
irrefrenabile di denunciare il collega all'on. Cola. Il concetto di
privacy non ha neppure sfiorato né lo spione né il referente. E nemmeno
l'articolo 616 del Codice penale, che punisce fino a 3 anni di reclusione
«chiunque prenda cognizione di una corrispondenza chiusa e a lui non
diretta» poi «la rivela». Perchè l'unico possibile reato, in questa
storia, è quello di chi ha fatto, ricevuto e divulgato la spiata. Non chi
ha inviato l'sms. Non è nemmeno la prima volta che accade: un'altra
campagna maccartista s'era scatenata un anno fa, quando un altro spione
divulgò una mail del pm Spataro che aizzava i colleghi a scioperare.
Giustamente, non si può conoscere il contenuto dei famosi sms fra Gori e
la Ventura. Ma quelli dei magistrati sì. Nel regime dell'impunità, i
magistrati non hanno diritto a una vita privata. E, se provano ad averla,
devono discolparsi di quanto dicono nei loro privatissimi sms, dinanzi a
un regime che, nelle aule parlamentari e su carta intestata delle
istituzioni repubblicane, dice ogni giorno cose che sarebbe vergognoso
soltanto pensare: in Europa regnano «i culattoni» (ministro Tremaglia), il
pm Papalia è un «nazista» (Lega Nord) e merita «un calcio in culo»
(Borghezio), «la sentenza Dell'Utri è una rappresaglia nazista»
(sottosegretario Mantovano), i giudici sono «matti, mentalmente
disturbati, antropologicamente diversi dalla razza umana», i giornalisti
liberi «criminosi» e le opposizioni «l'Anticristo» (Berlusconi).
D'ora in poi, per i testi degli sms, il dottor Fucci si scelga autori
migliori. Potrebbe rivolgersi a Renato Squillante, che al telefono
combinava le missioni in Svizzera per sistemare le sue mazzette
miliardarie e, la sera di Capodanno, telefonava a Silvio e Paolo
Berlusconi, a Gianni Letta e a Cesare Previti. Nessuno lo propose per la
radiazione: anzi, se non l'avessero arrestato, Forza Italia aveva pronto
per lui un collegio sicuro al Senato.
Ma il migliore rimane Corrado Carnevale. Il 20 dicembre '93, un anno dopo
le stragi, parlando con tale Nicola, chiamò Falcone e Borsellino «i
dioscuri», con «un livello di professionalità prossimo allo zero». L'8
marzo '94, conversando con l'avvocato Aricò, sputò su «quel cretino di
Falcone» aggiunse: «Io certi morti non li rispetto». Per premio, il
governo gli ha fatto una legge per reintegrarlo in magistratura. Averne,
di giudici così.

M.Travaglio

Ciao P.

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"Certo bisogna farne di strada
da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni."
Fabrizio De Andrè

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