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Buon senso atomico

Buon senso atomico  
kcn
From:kcn
Subject:Buon senso atomico
Date:Mon, 24 Jan 2005 08:45:21 GMT
"Buon senso atomico"
FRANCO CARLINI

«Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune»
scriveva Alessandro Manzoni e questa è la penosa situazione del dibattito
italiano sull'energia nucleare. Che conosce un paradosso ulteriore: che i
filo nucleari si attribuiscono abusivamente il titolo di essere razionali,
mentre gli «anti» sarebbero emotivi e irrazionali. Questa la musica che
suonano concordemente il fisico Tullio Regge («E' l'ora di smetterla di
raccontare frottole»), l'ex ambientalista Chicco Testa, il presidente
dell'Enel Scaroni, Enrico Letta della Margherita. Tutti hanno trovato
conforto nelle parole di Silvio Berlusconi, improvvisate e persino
autolesioniste rispetto al suo stesso elettorato. Ma sono mesi che la
campagna per un nuovo nucleare si fa strada, utilizzando alcune menzogne e
molti non detti. Prendiamo appunto la questione del cosiddetto «nucleare di
quarta generazione». L'obiettivo è di mettere a punto tecnologie
intrinsecamente sicure che producano meno scorie e che sia convenienti dal
punto di vista economico. La sicurezza intrinseca verrà assicurata da forme
di autospegnimento dei reattori, quando essi disgraziatamente finiscano in
situazioni critiche; le scorie di lavorazione devono essere poche non solo
per ridurre i problemi della loro conservazione, ma anche per evitare che
esse possano essere utilizzate per produrre armi nucleari; il basso costo di
gestione è necessario perché l'energia nucleare finora prodotta ha costi
elevatissimi, quando si mettano nel conto anche le spese di smantellamento
delle centrali obsolete e di deposito e trattamento delle scorie. Le
valutazioni degli esperti (ultimo uno studio filo nucleare dell'università
di Chicago della scorsa estate) valutano che questi reattori, per i quali
esistono almeno sei modelli in competizione, non saranno disponibili
(«provati» e pronti per il mercato) prima del 2025. Anche chi creda nella
tecnologia che tutto risolve dovrebbe razionalmente e per l'intanto
attrezzarsi diversamente. Quella di Berlusconi dunque non è una ipotesi
realistica né concreta, ma solo l'ennesima suggestione da palcoscenico dove
l'uomo volta per volta si adatta ai desideri percepiti degli interlocutori.
Essa trova fondamento tuttavia in un altro pernicioso ragionamento che suona
così: il trattato di Kyoto ci impegna a ridurre le emissioni di CO2; noi
Italia non saremmo tanto d'accordo (in perfetta sintonia con gli Stati
Uniti), ma se proprio lo volete fare sappiate che la bolletta della luce
costerà di più (Scaroni) e che comunque l'unica vera e pulita soluzione è
appunto il nucleare. Non stiamo a trastullarci con le energie alternative e
con la riduzione dei consumi.

Questa campagna in effetti non mira tanto a riproporre l'industria nucleare
italiana cui non crede davvero nessuno che al massimo si tradurrebbe
nell'importazione di tecnologie nippo-americane, quanto a ridimensionare o
azzerare gli obblighi di Kyoto. Per il colpevole ritardo nell'attuazione di
quel protocollo l'Italia nei giorni scorsi è stata deferita alla Corte
europea di giustizia insieme ad altre nazioni faro di civiltà come Francia e
Germania. Una strada è appunto quella di sventolare l'illusione dell'atomo,
l'altra, più radicale, riproposta di recente dal Sole-24 ore, è quella di
negare in radice il problema. Abbiamo appreso dunque con vero interesse che
«il riscaldamento globale è una possibilità futura e incerta» e che al
riguardo «non esistono certezze». Lo sostiene il prof Emilio Gerelli, già
sottosegretario all'ambiente nel governo Dini e il quotidiano di De Bortoli
contorna tanta sicumera con il caso dello scrittore di Sf Michael Crichton,
autore di un recente romanzo State of fear dove gli ambientalisti fanno la
parte dei cattivi, ideologici e fanatici.

Razionalità vorrebbe che i professori di economia ambientale e gli scrittori
di romanzi a ispirazione scientifica si documentassero su ciò di cui
scrivono. Scoprirebbero per esempio che tra il 1993 e il 2003 sono stati
pubblicati 923 articoli su riviste scientifiche di rilievo sul tema del
cambiamento climatico e che non uno di questi mette in discussione i due
«pilastri» del protocollo di Kyoto. Ovvero (1) che il riscaldamento globale
già c'è, checché ne pensi Gerelli, e (2) che esso è almeno in parte di
origine umana - colpa nostra insomma e della nostra imprevidenza. Chissà
perché la scienza tutti la elogiano ma la mettono da parte quando le sue
previsioni razionali potrebbero servire a rimodellare le proprie scelte.

(da "il manifesto" 22/01/2005)

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