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 | | From: | sergio. | | Subject: | L'INTERVENTO di DILIBERTO ALL'ASSEMBLEA DE IL MANIFESTO | | Date: | Sun, 23 Jan 2005 19:40:26 +0100 |
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 | L'INTERVENTO ALL'ASSEMBLEA DE IL MANIFESTO
Oliviero Diliberto
Roma, 15 gennaio 2005
Inizierò con due esempi. I dati ufficiali dell'Inail ci dicono che anche oggi, come in tutti i giorni dell'anno, moriranno quattro lavoratori sul lavoro: quattro al giorno, più che alla Striscia di Gaza. È una guerra, una guerra non dichiarata. È una guerra dentro al nostro Paese. Ma non cercate notizie di questa guerra, né sui telegiornali né sui giornali, perché questi morti sono invisibili. Secondo esempio: due estati fa la Cgil ha raccolto - e molti di voi avranno firmato - cinque milioni di firme su alcune proposte di legge, una delle quali una proposta di equa riforma delle pensioni. Cinque milioni di firme: ma poi, in Parlamento, chi è che ha fatto andare avanti queste proposte di legge? Chi è l'interfaccia nelle istituzioni nel sindacato? Chi svolge il ruolo essenziale di rappresentanza politica del lavoro salariato, quello tradizionale e quello nuovo e terribile delle precarietà? Chi rappresenta quelle e quelli che il lavoro non ce l'hanno o lo hanno perduto? In altre parole, chi è che dà voce e organizzazione politica al mondo del lavoro? Le mie sono domande retoriche, perché nei fatti il lavoro è stato espunto dalla politica e i lavoratori resi invisibili: salario, salute, condizioni materiali e di vita di milioni di donne e di uomini non sono più oggetto della politica. Ho scelto di iniziare così, con un tema fortemente laburista, per un motivo concreto, politico. E' vero, come hanno detto alcuni, che su alcuni temi, forse svariati, si potranno trovare nel centrosinistra, nell'Alleanza Democratica più volte evocata, convergenze più larghe del 13 o del 15%. Magari il 70%, come ha detto Pecoraro Scanio. Sulla pace, certo; sulla difesa della Costituzione, certo; sui diritti. Ma qual è il punto che qualifica la sinistra? La sinistra alleata e diversa dai moderati, dai riformisti, come amano autodefinirsi? Sono le questioni sociali, cari compagne e cari compagni. Sono i temi del lavoro, la brutalità della condizione di milioni di donne e di uomini. E' probabile che all'interno del centrosinistra si raggiungano, su tante questioni, accordi più o meno avanzati. Ma quando discuteremo dell'abrogazione della legge 30, quando discuteremo dell'abrogazione della legge Moratti e della Bossi-Fini, quando discuteremo di dove dislocare le risorse, quelle pochissime che troveremo, lì ci saranno le difficoltà. Vedete, Confindustria ha recentemente cambiato linea. Bene. È segno della crisi del governo Berlusconi, uno dei segni della crisi di consenso del suo blocco sociale. Ma se domani vinceremo le elezioni, io non voglio - e con me sono sicuro tanti di voi -che la linea di politica economica del centrosinistra sia dettata da Cordero di Montezemolo. E' questo il nodo politico ed economico. E tutto questo dipenderà dai rapporti di forza interni alla coalizione. E' da questo che nasce la nostra condivisione convinta a questa straordinaria manifestazione. Ed io voglio ringraziare "il manifesto" per quello che sta facendo ed Alberto Asor Rosa per quanto ha fatto dall'estate passata per metterci qui insieme. La nostra condivisione è tutta politica, nella consapevolezza che gli obiettivi della sinistra debbano pesare maggiormente all'interno della coalizione. Per fare questo, per pesare maggiormente, occorre essere più forti, care compagne e care compagni, e per essere più forti occorre essere più uniti: occorre ricostruire la sinistra. Certo, questo presuppone, com'è stato detto, una ricerca teorica faticosa, un'analisi necessariamente non breve, l'abbandono di ogni pigrizia intellettuale. È il tema dei contenuti e dell'identità, ma anche di cosa sia nel nuovo millennio la sinistra. Ma in politica i contenuti non si traducono in realtà senza i contenitori, senza gambe politiche. Questi due argomenti, contenuti e contenitori, vanno di pari passo. Asor Rosa avanza una proposta politica: una Camera di Consultazione permanente vista come l'avvio di un percorso. Noi la condividiamo. Così come io condivido, lo voglio dire esplicitamente, a voce alta, quanto ci ha chiesto Gabriele Polo aprendo quest'assemblea: fare tutti quanti un passo indietro. Io lo faccio, il mio partito lo fa in nome dell'unità. Fare ciascuno di noi un passo indietro per fare poi, tutti insieme, passi in avanti: è urgente, dobbiamo sconfiggere un governo eversivo, dobbiamo definire un programma comune per tutta l'alleanza democratica. Ma è altrettanto urgente a sinistra, oggi divisa, lacerata per litigi incomprensibili e infiniti, e quindi in preda ad una frammentazione che certo, può anche offrire ad alcuni sicurezze e comodi approdi, al riparo del mare aperto della politica unitaria, ma non è utile al movimento di massa, nonè utile alle lavoratrici e ai lavoratori. Si tratta di divisioni che sono dannose per la stessa democrazia italiana in una fase gravissima come questa. Allora, vogliamo dirci lealmente che sui contenuti siamo già largamente d'accordo? Che sulle cose fondamentali siamo già largamente d'accordo e siamo già largamente d'accordo anche su una seria autocritica alle scelte politiche della passata legislatura? Abbiamo ragionato insieme per due anni nel "Forum per l'alternativa programmatica di governo". C'è già un lavoro svolto sul piano dei contenuti, positivamente svolto, grazie alla sinistra sindacale, alla sinistra della Cgil. Ora, insieme ai contenuti, dobbiamo dotarci di strumenti comuni di azione politica. Strumenti non tradizionali, inediti, ha ragione ancora una volta Asor Rosa: partiti, associazioni, movimenti, sindacato, pezzi di sindacato, singole personalità, un giornale prestigioso e unitario capace di fare cemento tra noi qual è "il manifesto". Occorre superare la logica della nicchia, dell'orticello da coltivare in proprio magari cercando di portare via un pezzo a chi ti è più vicino. Occorre rimettersi in gioco, ciascuno con la propria storia, con la propria identità. Se volete, ciascuno con le proprie - lasciatemelo dire - liturgie stantie, coperte dai cumuli di detriti delle dure repliche della storia. Rimettiamoci in gioco, senza egoismi, con generosità politica, per navigare in un mare più grande con il coraggio che ciascuno di noi saprà mettere in questo cimento e su questo coraggio ciascuno di noi sarà giudicato. Ci sono momenti nei quali sono le urgenze della fase ad indurre a compiere gesti politicamente coraggiosi. Questo è il tempo. Abbiamo un governo che sta smantellando un intero sistema di diritti fondati sulla universalità e sul principio di eguaglianza sostanziale della nostra Costituzione. Abbiamo un centrosinistra che fatica a darsi una propria identità, forte ed esplicitamente alternativa a quella del governo e della sua maggioranza. Io credo che la sinistra non debba sfuggire al tema dell'unità. Unità, battaglia comune, ritrovato spirito di coesione e di impegno collettivo di donne e di uomini che non intendono il governo come un fine, ma come un mezzo potente per cambiare la società. Io conosco perfettamente, come molti in questa sala, le resistenze al progetto unitario, le perplessità e in qualche caso le aperte contrarietà. A queste compagne e a questi compagni voglio dire, prendendo in prestito il titolo di un grande libro: care compagne e cari compagni, per avviare un progetto unitario, "se non ora, quando"?
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